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“Studi umanistici”, una delle facoltà al centro di molti dibattiti

"Non si trova lavoro", "ma chi te lo fa fare", "tanto vale non ti laurei", queste tra le tante affermazioni di chi non comprende l’importanza di scegliere il ramo degli studi umanistici.

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 16 maggio 2017, alle ore 16:37

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“Studi umanistici”, una delle facoltà al centro di molti dibattiti
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“Studiare è un lusso, non si sprecano i soldi per fare lettere, filosofia e sciocchezze simili”. Queste le parole di chi crede che ci siano facoltà più importanti di altre, come medicina, giurisprudenza, ingegneria, architettura.

Da parecchi anni ad oggi c’è una totale avversione per le materie umanistiche, ritenute semplici e non utili per la vita lavorativa. La domanda che è giusto porsi è: bisogna studiare quello per cui si è portati e che si ama o scegliere già pensando al lavoro? L’università è costosa (e tutti lo sanno) e, secondo gli economisti, se guardiamo all’istruzione come un investimento, le indagini dimostrano che gli studenti che hanno voti bassi scelgono le facoltà umanistiche

Ma è davvero così? Fermiamoci un momento a pensare una vita senza la Letteratura, l’Arte e la Musica, senza saper leggere, saper interpretare, saper capire.

L’Italia – da sempre – è stata centro culturale a livello mondiale. Come si potrebbero eliminare gli studi umanisti allora? A dare l’identità a uno Stato non sono i soldi, ma la passione e le idee dei suoi abitanti. Queste idee si trasformano successivamente in romanzi, libri, quadri, musica e saranno una memoria per l’eternità, esattamente come le opere antiche sono oggi arrivate sino a noi.

Ma uno studente di ingegneria sarà capace di comprendere la logica del latino o del greco, o ancora del sanscrito. Gli studenti di medicina sapranno leggere una poesia e interpretarla? Ci sono materie per cui è sufficiente studiare, ed altre in cui bisogna comprendere.

L’idea di base è che le persone debbano adeguarsi al lavoro, ma deve essere il contrario: il lavoro si deve adeguare alle persone. Ognuno deve fare ciò per cui è portato e successivamente creare il suo lavoro e modellarlo per se stesso.

Devono essere proprio i giovani ad attuare questa “rivoluzionedel pensiero. Invece ormai si sceglie la facoltà universitaria in base al ritorno economico. Inoltre gli studi umanistici possono garantire davvero tanti sbocchi lavorativi. Bisogna avere inventiva e tanta dedizione e soprattutto, capire il prima possibile ciò che si vuole e fare di tutto per ottenerlo.

È importate scegliere ciò che si ama per essere felici. Immaginate tutti i professori che ogni giorno si svegliano e non hanno voglia di lavorare, non sono contenti del lavoro che fanno ma quando si sono laureati loro “Lettere era un’ottima facoltà”. Non sarebbe bello avere un professore che ami davvero ciò che fa? Che sia entusiasta del suo lavoro?

E allora perché rinunciare? Non è importante ciò che si sceglie, è importante farlo con passione e impegno ed i risultati arriveranno comunque.

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Cosa ne pensa l’autore

Serena Addis - Io personalmente, ma anche molte mie colleghe del liceo classico, abbiamo continuato il percorso umanistico, e non abbiamo mai avuto valutazioni mediocri, tutt'altro. Chi sceglie le facoltà umanistiche è una persona che vuole continuare a sperare, a sognare un futuro diverso per l’Italia, in cui ognuno possa realizzarsi per come desidera e non per quello che gli viene imposto dalla società.

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