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Scuola: cronaca di una mercatizzazione, parte 3

Un viaggio e una riflessione sui problemi di una scuola sempre meno al servizio dei cittadini e dello Stato e sempre più al servizio del Mercato.

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 21 luglio 2013, alle ore 13:35

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Scuola: cronaca di una mercatizzazione, parte 3
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Dai retroscena internazionali alla società 20:80, seguendo lo studio (“La scuola al servizio dei mercati”) di Roberto Renzetti.

La società 20:80 (continua)

Già nel 1955 il teorico liberista Milton Friedman esprimeva la necessità di rendere più efficiente l’istruzione attraverso il mercato e suggeriva un sistema di buoni-scuola che le famiglie avrebbero speso in istituti di loro scelta.

Friedman fu consigliere di Reagan, ispiratore della Thatcher e di Pinochet. Qui si parla di modelli sociali ben diversi da quelli che, ad esempio, una Costituzione come quella italiana dovrebbe garantire.

E cosa centra Friedman con l’Europa e l’Italia?

Le idee si fanno strada con i soldi, la persuasione e l’organizzazione.

La produzione di documenti per suggeritori politici, l’organizzazione di conferenze internazionali, la creazione di Fondazioni si moltiplicano.

Nel 1995 a San Francisco, ad esempio, 500 membri dell’élite mondiale si incontrano con il patrocinio della Fondazione Gorbaciov per “decidere delle prospettive del mondo nel nuovo millennio che porta ad una nuova civiltà”. Quale? Quella in cui il 20% della popolazione ha in mano potere e risorse e il restante 80% è massa in eccedenza (surplus people).

Privatizzazioni, sottrazione dei diritti del lavoro, sgretolamento della classe media.

Per favorire la penetrazione di un tale progetto, Zbigniew Brzezinski elabora la strategia tittytainment (fornire intrattenimento da “suggere”) per le masse, che devono accettare il mondo che verrà drogate da fuorvianti passatempi.

La scuola pubblica rappresenta una spesa inutile e mal indirizzata nello scenario del liberismo: occorre trasformarla, ridurne i costi e addattarla alle necessità del mercato di manodopera specializzata al punto giusto ma non di più, di consumatori poco consapevoli, mentre l’accesso alle posizioni di prestigio sociali ed economiche dovrà generarsi da percorsi alternativi a quelli pubblici.

Si deve inoltre consolidare ideologicamente la dicotomia Stato cattivo-Mercato buono.

Ma non finisce qui.

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