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Ocse: nonostante l’austerità non cala l’apprendimento scolastico. Sicuri?

L'Ocse ci fa sapere che nonostante anni di investimenti assenti, l'aumento delle ore di lavoro degli insegnanti e la diminuzione del tempo di studio per gli allievi, i dati sull'apprendimento non registrano flessioni. Ma siamo proprio sicuri?

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 25 luglio 2013, alle ore 09:44

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Ocse: nonostante l’austerità non cala l’apprendimento scolastico. Sicuri?
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Dati Ocse, di nuovo. Un interessantissimo pezzo di Riccardo Laterza su Retedellaconoscenza.it apre una finestra sulla scuola italiana, attraverso l’ultimo rapporto Ocse sull’istruzione europea. Ci era già capitato di utilizzarne i contenuti e le riflessioni e oggi completiamo il quadro.

In “Education at glance 2013” l’Ocse fa sapere che l’Italia, pur adeguandosi al trend internazionale richiesto (più ore di lavoro per insegnanti e meno ore di studio per gli studenti) e nonostante una spesa per studente sostanzialmente stagnante (virtuosa e austera?) laddove in altri paesi Ocse è aumentata, i risultati dell’apprendimento degli studenti non sono stati compromessi.

Giustamente l’autore dell’articolo si chiede come sia possibile che un vistoso peggioramento delle condizioni di lavoro e studio e logiche che riducono la possibilità di approfondimento didattico e contenutistico, l’Italia possa essere così virtuosa anche nelle rilevazioni dell’apprendimento.

La spiegazione (o intanto, una spiegazione) è che il metro di valutazione Ocse si basa su parametri di valutazione Ocse, in particolare il metro di analisi è costituito dai test PISA, simili agli INVALSI risalenti tra l’altro al 2009.

Difficile credere, al netto della certamente ottima preparazione degli insegnanti e il senso del dovere di tutto il comparto dell’istruzione pubblica che lavora sodo anche in tempi di recessione, che non ci sia comunque nessun impatto sul livello di apprendimento.

I dati sull’università, ad esempio, non sono confortanti. Solo il 15% degli italiani tra i 24 e i 64 anni si è laureato e solo il 49% per cento degli attuali quindicenni pensa di poter conseguire un titolo di studio universitario. E la situazione è destinata a peggiorare a botte di riforme strutturali (precarizzazione e tagli) ulteriormente. Teniamo duro e studiamo lo stesso.

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