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Greco e latino, sono davvero così inutili?

Negli ultimi anni si è parlato di eliminare la lingua greca a la lingua latina dai licei perché considerate “lingue morte ed inutili”. Però, esistono diversi motivi per non ritenerle tali.

Scuola e Istruzione
Pubblicato il 15 maggio 2017, alle ore 18:07

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Greco e latino, sono davvero così inutili?
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Il greco ed il latino, le cosiddette lingue morte, più volte sono entrate nel mirino di critici, studenti e non. L’accusa che gli viene fatta è quella di essere lingue inutili, che non giovano a niente e che non sono più utili nella vita quotidiana. In realtà non è così.
L’italiano in primis (ma anche molte altre lingue) deriva direttamente dal latino e dal greco e per capire ciò basta pensare a tutte le parole che utilizziamo che hanno una discendenza diretta.

Il greco riceve maggiori accuse rispetto al latino, perché ha un diverso alfabeto, un diverso sistema di costruzione delle frasi, una diversa punteggiatura. Ma è veramente così diverso? Moltissimi vocaboli provengono direttamente da qui, vocaboli molto diffusi soprattutto in ambito medico. È risaputo che moltissime tra le persone che passano i test di medicina provengano dal liceo classico, ma anche chi studia fisica e chimica.

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Il latino, come già tutti sanno, è il padre diretto dell’italiano (dello spagnolo e molte altre lingue). Nonostante utilizzi le declinazioni e, come il greco, una costruzione differente delle frasi, sembra essere un italiano antico quando lo si legge.

L’aspetto più importante di queste due lingue, oltre che la meraviglia nel leggerle e comprenderle, e oltre all’utilizzo di vocaboli pressoché simili, è come riescano ad insegnare a parlare e scrivere correttamente in italiano.Si pensi infatti alle infinite possibilità per esprimere una subordinata e a come si possa riassumere con un semplice gerundio. In latino per esprimere ciò era sufficiente un ablativo assoluto mentre in greco un genitivo assoluto.

Riuscire a esprimere un concetto latino o greco in italiano è un grande sforzo psicologico, che aiuta la memoria e la logica a svilupparsi.Le cosiddette lingue morte sono state tradotte tantissime volte nel passato, imitate, copiate. Si è sempre cercato di valorizzarle non di sminuirle.

Ma le nuove generazioni non la pensano più così.Non amano la classicità, simpatizzano l’odio letterario, non amano leggere, né scrivere e il fatto che odino queste lingue ne è la dimostrazione lampante.

Il latino e il greco vanno studiate con amore, passione, interesse. Se si comprendono le regole base potrebbe essere un vero trampolino di lancio nel mondo lavorativo e non, perché insegnano davvero molto e soprattutto possono lasciare stupiti dal fatto che già così tanto tempo fa, ci fosse una tale organizzazione letteraria.

Bisogna lottare per far sì queste lingue non scompaiano del tutto, perché se davvero morissero, non sarebbero più salvabili e nessuno potrebbe più leggere e comprendere grandi autori quali Saffo, Platone, Aristotele, Seneca, Virgilio e molti altri.

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Cosa ne pensa l’autore

Serena Addis - Personalmente ritengo il greco ed il latino due fonti di ispirazione. Mi hanno insegnato tanto e amo il fatto che posso leggere ogni genere di testo e posso ‘comprenderlo’. È vero, ogni autore scrive diversamente, però se si conosce una lingua la si può adattare a tutto. Bisogna lottare per comprenderle e per ottenere risultati sempre migliori o semplicemente AD MAIORA.

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