L’industria dell’alta tecnologia recepisce lo stop alle localizzazioni senza consenso

Le grandi imprese che operano nel mercato dell'alta tecnologia, quali Apple e Google, oltre a tante altre, recepiscono lo stop alla localizzazione degli utenti senza che essi ne abbiano dato l'autorizzazione.

L’industria dell’alta tecnologia recepisce lo stop alle localizzazioni senza consenso

Le grandi imprese che operano nell’alta tecnologia e l’inevitabile influenza che esse operano verso i loro fruitori è destinata a subire una certa regolamentazione che imporrà loro, nei prossimi mesi, di chiedere ai propri utenti l’autorizzazione alla geolocalizzazione, la quale da una parte è molto utile per captare gli interessi di coloro che usufruiscono del servizio dato, e dall’altro – però – invade la privacy dei soggetti coinvolti.

La regolamentazione è stata richiesta dalla Corte Suprema degli Stati Uniti attraverso una sentenza che è stata sollecitata dalle parti in causa, quattordici grandi multinazionali dell’industria hi-tech, le quali – in questo modo – si sentono maggiormente tutelate nel momento in cui i loro servizi vengono utilizzati da utenti di smartphone, cellulari, tablet, e altri dispositivi informatizzati. 

Le aziende che fanno parte di questo gruppo di grandi società hi-tech sono Apple, Facebook, Google, Microsoft, Twitter, ed altri nove colossi dell’informatizzazione via web. Con questa sentenza, ci sarà più trasparenza da parte sia delle aziende di servizi, sia da parte degli utenti, quando viene richiesto e messo in atto il servizio di geolocalizzazione.

Queste aziende sono intervenute ad un processo che ha riguardato un rapinatore individuato dalle forze dell’ordine grazie alla localizzazione satellitare del telefono. L’uso preventivo di questi movimenti era stato messo in atto dalla Polizia senza chiedere l’assenso delle aziende che possedevano queste banche dati. Grazie a questa sentenza, l’utente ora è conscio di avere protetta la privacy, ma sa anche che la propria localizzazione può essere utilizzata per il fine del bene della collettività.

I colossi informatici che offrono questi servizi dovranno far accettare agli utenti delle dichiarazioni del tutto simili a quelle che riguardano l’utilizzo dei “cookies”, le quali vengono inoltrate grazie ad un “OK” o un “Accetto”. Per questo, l’utente della Rete deve essere conscio di essere localizzato, tutelato, e chiamato in causa qualora i propri spostamenti presentino delle anomalie dal punto di vista giuridico.

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