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Turchia: al referendum, passa il sì per il super presidenzialismo

Domenica 16 Aprile 2017 si è tenuto - in Turchia - il referendum per il presidenzialismo voluto dal presidente Recep Erdogan: a spogli quasi conclusi, il sì avrebbe vinto col 51,2% dei voti, perdendo - però - nei grandi centri urbani. Ecco cosa cambia.

Esteri
Pubblicato il 17 aprile 2017, alle ore 10:17

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Turchia: al referendum, passa il sì per il super presidenzialismo
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Nel corso di domenica 16 Aprile, mentre il mondo occidentale festeggiava la Pasqua, in Turchia si è svolto il referendum sul presidenzialismo, voluto dall’uomo forte del paese, l’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan. Secondo i dati diffusi dall’agenzia stampa di Ankara, Anadolu, il sì alla riforma avrebbe vinto col 51,22 % dei voti, con uno scarto di 1.3 milioni di voti sul fronte del No.

Nel corso dei passati 2 mesi, Erdogan – nonostante il ruolo di presidente – si era impegnato molto per la mozione presidenzialista, comparendo spesso in TV, nelle tribune politiche, sui manifesti (con gigantografie), e sui palchi dei comizi (ben 40 in tutto il Paese). Dal lato opposto, le opposizioni laiche – tacitate dallo stato di emergenza prolungato di volta in volta dopo il (tentato) “golpe” dello scorso Luglio – hanno potuto far conoscere ben poco il loro punto di vista: i continui arresti degli esponenti della stampa, poi, non hanno di certo migliorato il clima.

Così, si è andato al voto in un clima di grande tensione che ha favorito Erdogan, anche se non nella misura in cui ci si attendeva. Il vantaggio del sì, che sembrava abissale dopo 1/3 delle schede scrutinate, è andato assottigliandosi progressivamente man mano che ci si spostava verso la parte evoluta del paese, ad Occidente, e nei grandi centri urbani (Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya): alla fine, poco più di 1 milione di voti hanno decretato il mutamento costituzionale della nuova Turchia.

Secondo quanto approvato (in questo referendum, non vi era un quorum minimo da raggiungere), a partire dalla prossima legislatura, nel 2019, verrà abolito il sistema parlamentare, che prevede un premier, con i ministri scelti tra i parlamentari: il presidente, eletto dai cittadini (requisiti: almeno 40 anni, una laurea), diverrà capo del governo, e nominerà i suoi ministri tra “personalità esterne”. 

Tra le nuove facoltà del “super presidente”, la possibilità di proporre leggi, porre il vero su quelle in discussione, richiede il giudizio di costituzionalità alla Corte Costituzionale (defalcata a 15 membri), la possibilità di nominare e revocare i suoi ministri, ed i 2 vicepresidenti: capo ed espressione del partito di maggioranza, il nuovo “Sultano” di Istanbul potrà proporre lo stato di emergenza (ottenendone l’approvazione entro 3 mesi), e la limitazione delle libertà civili, e dei diritti costituzionali

Il Parlamento avrà più membri (da 550 a 600) ma meno influenti: i deputati, infatti, potranno solo richiedere informazioni sui provvedimenti, ottenere risposte scritte dai ministri, indire riunioni sull’operato dell’esecutivo e del super presidente. Non sarà più possibile proporre la sfiducia al governo, o al presidente stesso.

Le opposizioni hanno annunciato battaglia. I repubblicani (laici e kemalisti) del Chp (presieduti da Kemal Kilicdaroglu) hanno già fatto sapere che contesteranno i 2/3 delle schede, per un totale del 34% dei voti totali, prefigurando diversi brogli ed irregolarità con i timbri ufficiali apposti alle schede. Il fronte che unisce socialisti e curdi, l’Hdp (o Partito Democratico di Popoli) sostiene che vi siano state irregolarità con un range del 3/4%

Intanto, piazza Taksim – sede di diverse contestazioni al presidente ed al partito di maggioranza Akp, nel 2013 – è stata chiusa al traffico per – così notizia il quotidiano locale Hurriyet – “questioni di sicurezza”

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Cosa ne pensa l’autore

Fabrizio Ferrara - Erdogan ha spiegato, a risultati acquisiti, che la Turchia cambia, e si allinea a quanto già in auge in paesi come la Francia. In realtà, il presidenzialismo turco avrà ben poco di occidentale e democratico, e somiglierà più a una di quelle autocrazie mediorientali cui siamo stati abituati nel corso del tempo (Gheddafi, Mubarak, Assad, Saddam Hussein, etc). Nulla di male, per carità: è dai tempi del Grande Re persiano che certi popoli prediligono forme di governo assolutiste: basta che, poi, non pretendano, con queste ultime, di entrare in Europa.

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