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Amnesty International: in Cina è record di esecuzioni capitali segrete

Secondo quanto emerge dal rapporto di Amnesty International sulle esecuzioni capitali nel mondo, tra il 2014 ed il 2016 il governo cinese avrebbe eseguito almeno 931 condanne a morte, occultandone oltre 800.

Esteri
Pubblicato il 13 aprile 2017, alle ore 00:14

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Amnesty International: in Cina è record di esecuzioni capitali segrete
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Stando a quanto emerge dall’ultimo rapporto stilato da Amnesty International ed avente per oggetto le esecuzioni capitali a livello mondiale, in Cina esisterebbe un sistema volto a rendere segreto il numero effettivo di persone uccise per mano del boia.

Considerando la poca trasparenza sui dati forniti dal governo di Pechino, per Amnesty International la Cina rimane comunque leader mondiale tra i paesi che ancora oggi praticano la pena di morte.

Stando alle ricerche condotte dall’organizzazione non governativa per la difesa dei diritti dell’uomo, nell’ex impero Celeste è stato possibile documentare casi di pena di morte non trascritti nel registro giudiziario on-line. Nonostante la pubblicazione su internet di alcuni dati sia da considerare un piccolo passo di apertura verso una maggior trasparenza, sulle esecuzioni capitali si deve però concludere che continua a permanere un rigoroso segreto di stato.

Per arrivare a tale conclusione, Amnesty International si è avvalsa di alcune fonti pubbliche cinesi. Grazie a queste ultime, considerando il solo periodo intercorrente tra il 2014 e il 2016 è stato possibile apprendere dell’esecuzione di 931 condanne a morte, a fronte di un dato ufficiale che ne riporta solamente 85. Il registro giudiziario tace anche per quanto concerne le esecuzioni di stranieri condannati a morte per reati di droga: secondo i mezzi di informazione locale i casi in questione sarebbero almeno 11.

Il segretario generale di Amnesty International, Salil Shetty ha ribadito che “il governo cinese utilizza dati parziali e fa affermazioni non verificabili per rivendicare progressi nella riduzione del numero delle esecuzioni e al tempo stesso mantiene un segreto quasi totale. È Un atteggiamento volutamente ingannevole”. Il governo di Pechino si rende infatti conto che un maggior riconoscimento internazionale passa anche attraverso una maggior trasparenza sui propri dati politico-sociali.

A tal fine, lo stesso Shetty ha aggiunto che “la Cina è una completa anomalia nel panorama mondiale della pena di morte, non in linea con gli standard internazionali e in contrasto con le ripetute richieste delle Nazioni Unite di conoscere il numero delle persone messe a morte”.

Dal rapporto si può anche apprendere come per la prima volta dal 2006, gli Stati Uniti non figurino più nella top 5 dei paesi con il più alto numero di esecuzioni capitali: le 20 esecuzioni del 2016 rappresentano il numero più basso dal lontano 1991. A livello mondiale, rispetto all’anno precedente il 2016 ha registrato una diminuzione delle condanne del 37%. In merito le maggiori flessioni si sono riscontrate in Iran e in Pakistan.

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Cosa ne pensa l’autore

Antonio Sorice - Il rapporto di Amnesty International conferma la poca trasparenza della Cina in merito ai dati sulle condanne a morte. Almeno il 90% delle esecuzioni vengono condotte nel più completo silenzio da parte delle autorità. Una cifra decisamente troppo alta per un Paese che ambisce a conquistare un ruolo da superpotenza mondiale. La scarsa informazione fa presagire anche come possa funzionare l’intero sistema giudiziario. Allo stesso tempo fornisce una rappresentazione di quali siano i diritti di cui godono i cittadini. Probabilmente, con il migliorare delle condizioni economico-giuridiche-sociali del Paese, anche la censura verrà progressivamente meno. A quel punto i tempi saranno maturi anche per rivedere il discorso sulla pena di morte.

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Commenti
Fabrizio Ferrara

13 aprile 2017 - 10:14:30

La pena capitale c'è anche negli USA. Amnesty International lo sa questo?

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