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Nasce la finanza islamica, persegue i precetti della sharia

In Italia potrebbe divenire una realtà, i promotori finanziari e gli agenti assicurativi dovranno gestire prodotti che rispettino i principi della Sharia. Vincenzo De Bustis, gruppo Bci, dice che la finanza islamica detiene un potenziale infinito.

Economia e Finanza
Pubblicato il 10 maggio 2017, alle ore 12:34

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Nasce la finanza islamica, persegue i precetti della sharia
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Un lembo estremo della globalizzazione, la finanza islamica, diventerà realtà anche in Italia: il gruppo Bci, facente parte della cordata guidata da Vincenzo De Bustis per Carismi, ha annunciato di voler creare un team con promotori finanziari e agenti assicurativi per prodotti che rispecchiano i principi della Sharia – nome della legge sacra islamica, desunta dai quattro fondamenti del diritto – .

Il mercato che si preannuncia è di dimensioni significative: il risparmio dei soli musulmani nel nostro Paese tocca i 6 miliardi di euro, escludendo gli investimenti all’estero. Alberto Brugnoni, fondatore di ASSAIF, la prima società europea in consulenza di finanza islamica, dice che dal Golfo, dalla Malesia, potrebbero arrivare finanziamenti per congrui investimenti in infrastrutture e imprese in Italia e attende i cambiamenti previsti dal disegno di legge, calendarizzato nei giorni scorsi. “Si aprirà un business, ma anche una forma di inclusione finanziaria e quindi sociale per tutte quelle comunità musulmane che lavorano e producono in Italia: restano altrimenti ‘cittadini di serie B'”.

L’economia islamica si fonda sul principio di distribuzione della ricchezza per ottenere giustizia, uguaglianza, equità ed equilibrio economico nella società. I sistemi fiscali occidentali sono incentrati sul tasso di interesse, per la finanza islamica occorre una doppia transazione, venendo penalizzata perchè costretta a pagare due volte le tasse. La finanza islamica, priva di distorsione, fa emergere la figura dell’investitore: molti analisti finanziari, nonché gli emiri che dettano legge nel settore finanziario legato all’islam, definisco la finanza musulmana come un’evoluzione della globalizzazione dalle potenzialità praticamente infinite. 

Il Professor Paolo Pietro Biancone, docente di Finanza islamica responsabile dell’European Centre for Research on Islamic Finance, calcola che il sistema islamico di intermediazione finanziaria annuncia sviluppi del 15-20% all’anno, ispirandosi ai principi etici della Sharia vieta l’applicazione di tassi di interesse.

I principi inalienabili sono il divieto di usura, di speculazione e di gioco d’azzardo, investimenti in prodotti o servizi non etici quali l’alcool, il tabacco, la carne suina, la pornografia e le armi. I soldi del fedele dovranno essere utilizzati in attività finanziarie che seguono i dettami del Corano. Nel 2014 il Regno Unito è stato il primo governo occidentale a emettere un bond islamico riuscendo ad attrarre numerosi investitori globali per un totale di 2 miliardi di sterline. Il termine Sukuk in arabo indica i certificati che rappresentano un’alternativa alle tradizionali obbligazioni.

I Sukuk sono strutturati in modo tale che gli utili siano collegati all’attività sottostante e che i prestatori detengano un certificato di proprietà sulla stessa al contrario delle obbligazioni comuni ove il prestatario deve restituire il controvalere iniziale oltre il tasso di interesse. La Takaful è una forma assicurativa basata sulla condivisione del rischio, in cui i partecipanti immettono le proprie risorse in un fondo comune a vantaggio degli altri. 

Se un fedele islamico necessita di un mutuo per l’aquisto di una casa, i mutui tradizionali, ove il denaro genera denaro, non sono conformi alla sharia. Il commercialista Filippo Bellavite Pellegrini, socio fondatore dell’ASSAIF che ha sperimentato questa nuova forma di mutuo nell’ottobre del 2006 dice che “E’ una sorta di leasing che di fatto è un contratto islamico quindi uno paga l’utilizzo del bene, comprato con quel denaro e non paga il prestito in denaro. L’interesse non è sul denaro prestato, ma è un canone di utilizzo di un bene, acquistato con quei soldi. E’ come pagare un affitto, un noleggio“. Pellegrini conclude dicendo che questa tipologia di mutuo è uno strumento di inclusione sociale che consente agli immigrati di fede islamica di comprare casa, seguendo i propri principi, in virtù di una corretta integrazione.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - I musulmani sono una fetta di mercato appetibile e, non occorre essere esperti per comprenderlo, estremamente redditizia: basta pensare al coinvolgimento dell'area del Golfo persico per percepire un potenziale inesauribile. Accendere un mutuo islamico sarà più conveniente e etico che stipulare quello canonico proposto dal grigio bancario intercambiabile della filiale di fiducia?

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Commenti
Elena Palatini

29 maggio 2017 - 10:16:38

Aaaahhhhh.

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Fabrizio Ferrara

10 maggio 2017 - 19:15:40

Ah beh: non facciamoci mancare niente.

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Tiziana Terranova

10 maggio 2017 - 12:58:58

La finanzia islamica, in teoria, è molto più etica di quelle praticate nel mondo occidentale, ma tra teoria e pratica ci stanno talmente tanti interessi politici ed economici che vanificano i bei principi su cui si fonda la finanza islamica.

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Elena Palatini

29 maggio 2017 - 10:17:37

Un vero cittadino italiano non direbbe nulla di positivo su questa gentaglia.

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