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Palermo

Palermo, dramma familiare: un padre strangola il figlio

Ennesimo atto di violenza, all'interno delle mura domestiche. Un padre uccide il proprio figlio strangolandolo, al culmine dell'ennesima discussione. La vittima era agli arresti domiciliari, perché coinvolto in un'indagine sullo spaccio di droga nelle Madonie.

Cronaca
Pubblicato il 20 febbraio 2017, alle ore 00:11

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Palermo, dramma familiare: un padre strangola il figlio
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Quello che spinge un padre, ad arrivare ad un così tremendo atto di violenza, non può essere di facile comprensione. Purtroppo, al culmine di un’ennesima discussione familiare, Giuseppe Alù, 41 anni, è stato ucciso, secondo i primi accertamenti, dal padre Antonino, di 61 anni.

La tragedia si è consumata ad Alimena, nel palermitano. La discussione sarebbe scoppiata per motivi di natura economica. Giuseppe, la vittima, si trovava agli arresti domiciliari, perché coinvolto in un’indagine sullo spaccio di droga nelle Madonie.

Dopo aver discusso per l’ennesima volta, stremato da un periodo di forte stress emotivo, il padre avrebbe preso una corda e, secondo quanto riportato dagli investigatori, l’avrebbe stretta al collo del figlio, uccidendolo.

Le indagini sull’omicidio sono condotte dai carabinieri gruppo di Monreale, e coordinate dalla Procura di Termini Imerese. I Carabinieri sono stati allertati da una telefonata nella quale si avvisavano che, in casa Alù, era in corso una forte discussione, che – però – nessuno poteva immaginare potesse avere un epilogo tanto straziante.

I militari, una volta entrati nell’appartamento, riferiscono di avere trovato Antonino Alù, un autista di scuolabus del Comune di Alimena (Pa), accanto al corpo del figlio già senza vita. La guardia medica, una volta arrivata sul posto, non ha potuto fare altro che accertare la morte del ragazzo.

Il padre è stato condotto in caserma, e lì è rimasto in silenzio davanti ai militari, preso da un terribile sconforto. Nel frattempo, gli abitanti del paese raccontano aneddoti della vita molto difficile e complicata di Antonino Alù, costantemente alle prese con le aggressioni che il figlio -quotidianamente – gli faceva subire.

Negli ultimi tempi, il figlio era stato affidato ai servizi sociali del Comune, per i suoi precedenti di droga, e per la sua spiccata aggressività, che lo rendevano un pericolo per la famiglia, e per la comunità in cui viveva.

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Cosa ne pensa l’autore

Cristina Giuli - È difficile giudicare un comportamento del genere. Una parte di me potrebbe dare ragione al padre, vittima di soprusi e violenze, mentre un'altra parte al fatto che un genitore non dovrebbe mai arrivare a certi livelli di violenza rivolti verso un figlio. E tutte queste considerazioni non hanno alcun senso, se non si vive la situazione in prima persona. Troppo facile dire "io non farei mai", oppure "bisogna fare così", se non si vivono le emozioni, o la disperazione, in prima persona.

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Commenti
Fabrizio Ferrara

20 febbraio 2017 - 00:13:07

Proprio vero: solo quel padre poteva sapere la tragedia che si celava nella sua casa, e nella sua anima.

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