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È morto Erich Priebke, l’ex capitano delle SS naziste

È morto all'età di 100 anni Erich Priebke, l’ex ufficiale nazista condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine

Cronaca
Pubblicato il 11 ottobre 2013, alle ore 14:00

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È morto Erich Priebke, l’ex capitano delle SS naziste
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L’ ex ufficiale delle Ss Erich Priebke è morto oggi all’età di 100 anni a Roma. Lo rende noto il suo avvocato Paolo Giachini, affermando che egli ha lasciato come “ultimo lascito” una intervista scritta e un video, “testamento umano e politico”.

Erich Priebke nato a Henningsdorf il 29 aprile 1013, a vent’anni entrò nella polizia di Berlino, per poi entrare far parte della Gestapo: la polizia segreta del regime. Il 1937 segna la svolta della sua vita, infatti va a Roma, a fare da interprete ad Adolf Hitler in persona in occasione della visita ufficiale da Mussolini. Un anno più tardi si trasferisce definitivamente a Roma dove conosce Herbert Kappler, un giovane ufficiale di un grado superiore al suo, con cui pianifica ed esegue la strage delle Fosse Ardeatine, il terribile eccidio in cui morirono 335 civili e militari italiani, fucilati a Roma il 24 marzo 1944. Dopo la terribile strage delle Fosse Ardeatine, eseguita come rappresaglia a seguito dell’attacco partigiano contro truppe naziste in transito in via Rasella, che aveva causato la morte di 33 militari tedeschi, Erich Priebke fece perdere le proprie tracce.

Si rifugia in Argentina a San Carlos de Bariloche, dove inizia una nuova vita, fino alla mattina del 12 maggio 1994, quando una troupe americana dell’Abc lo riconosce per la strada.

Erich Priebke viene estradato in Italia nel 1995 e nel 1997, dopo un lungo processo, viene condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, anche se, vista l’anziana età, viene mandato ai domiciliari.

Muore dunque, all’età di 100 anni, l’ultimo simbolo dell’orrore nazista, un uomo che rimase fedele a se stesso ed a quello che aveva fatto fino alla morte, senza mai avere una parola di pentimento per il proprio passato o un’espressione di comprensione per le vittime o le loro famiglie.

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