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Milano

Milano: sono passati quindici anni dallo schianto contro il Pirellone

Era il 18 aprile 2002 quando il velivolo guidato da Luigi Fasulo si schiantò contro le vetrate del 26.mo piano del grattacielo Pirelli di Milano. Il mondo rimase con il fiato sospeso pensando ai fatti avvenuti a New York nemmeno un anno prima.

Cronaca
Pubblicato il 18 aprile 2017, alle ore 11:38

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Milano: sono passati quindici anni dallo schianto contro il Pirellone
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Sono trascorsi esattamente 15 anni dallo schianto avvenuto al grattacielo Pirelli di Milano. Il 18 aprile del 2002 verrà ricordato come il giovedì in cui un piccolo aereo da turismo si scontrò contro il Pirellone, allora sede unica della Regione Lombardia, causando la morte del pilota e di due funzionarie dell’ufficio legale della Regione.

Ma ad oggi cosa sappiamo dell’intera vicenda? Il velivolo, un Rockwell Commander 112 Tc alla cui guida si trovava il 67enne pilota svizzero Luigi Fasulo, era decollato alle ore 17.15 da Locarno, in Svizzera. Dopo 25 minuti si era messo in collegamento con la torre di controllo di Linate, aeroporto sito nella zona orientale di Milano. Ma le comuni procedure di atterraggio vennero modificate nei minuti immediatamente successivi, quando il pilota segnalò un guasto al carrello. Gli operatori della torre di controllo dello scalo milanese chiesero al pilota svizzero di orbitare sull’Ata, l’anello di attesa che si sviluppa intorno alla metropoli lombarda.

Da qui la vicenda assunse un risvolto decisamente più tragico, il cui esito tutti noi conosciamo. Stando al rapporto stilato dagli ispettori dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza del Volo (Ansv), “dopo il sorvolo della parte occidentale dell’aeroporto di Linate, il veicolo prosegue fino a schiantarsi contro il Palazzo della Regione Lombardia”. Nello stesso rapporto i tecnici concludono che la causa dell’incidente sia addebitabile “all’incapacità […] di gestire in maniera adeguata la condotta della fase finale del volo in presenza di problematiche tecnico-operative e ambientali”.

Dall’analisi dell’intera documentazione raccolta e dalle prove a disposizione, i tecnici hanno ritenuto l’azione autodistruttiva del pilota come “ragionevolmente improbabile. In altre parole a causare l’incidente ci sarebbe stata la poca esperienza e la scarsa capacità di gestire una situazione di emergenza.

Anche se l’intenzione suicida fu immediatamente scartata, rimane un risvolto alquanto inquietante. Proprio nella mattinata dello schianto contro il 26.mo piano del grattacielo Pirelli, Fasulo si era presentato in Questura a Como per sporgere denuncia verso alcuni truffatori. Il 67enne raccontò alle forze dell’ordine di una storia di cambiali, assegni e raggiri perpetrati da una organizzazione con agganci internazionali. Per la vicenda l’anno successivo finirono in carcere 9 persone.

Una volta uscito dagli uffici della Questura, Luigi Fasulo fece ritorno in patria, da cui partì per un volo senza ritorno. Lo schianto fece piombare il mondo intero nello stesso stato di shock vissuto nemmeno un anno prima con i tragici eventi dell’11 settembre. A seguito dell’incidente, oltre al pilota svizzero persero la vita due funzionarie dell’ufficio legale della Regione, le avvocate Annamaria Rapetti e Alessandra Santonocito.

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Cosa ne pensa l’autore

Antonio Sorice - Quello del grattacielo Pirelli rimane per molti un incidente avvolto nel mistero. Nonostante la ricostruzione fornita dai tecnici dell’Ansv, i dubbi legati a queste strane coincidenze rimangono. Milano e il mondo intero rimasero per diverse ore con il fiato sospeso, pensando di dover rivivere i fatti già visti nemmeno un anno prima a New York. Da poco si era entrati nell’era della lotta al terrorismo globale, un male capace di colpire ovunque. Milano si sentì vulnerabile, e tale sentimento non cambiò nemmeno nel momento in cui lo schianto fu etichettato come casualità. Se a provocare questa tragedia era stato un caso fortuito, dove si poteva arrivare con un attacco ben pianificato fin nei minimi dettagli?

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