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Roma

L’interminabile attesa del 118: mentre il papĂ  muore, risponde solo un disco

La donna ha voluto raccontare l'assurda e disumana notte in cui è morto suo padre, mentre attendeva, perduta nella disperazione, che il 118 rispondesse.

Cronaca
Pubblicato il 9 agosto 2017, alle ore 17:17

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L’interminabile attesa del 118: mentre il papà muore, risponde solo un disco
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Sono le 3 di notte ad Albano Laziale e, nella calura apocalittica, nel deserto agostano, non ci si può permettere di accusare un malore. Il padre, Gianfranco, è steso a terra, si lamenta, esce del sangue dalla bocca, la donna è appesa ad una voce robotica che ripete, come un mantra, come in un crudele incubo, “rimanga in attesa”. I minuti trascorrono lenti, inesorabili, ma dall’altro capo non risponde nessuno: il 118 l’ha lasciata in attesa, un’attesa infinita.

Questa è la storia straziante di una figlia che cerca disperatamente di salvare suo padre, ucciso dall’assenza di chi dovrebbe essere sempre, prontamente, attivo per l’aiuto. La donna nell’attesa tenta, invano, di far rialzare il padre: l’indugio interminabile dei soccorsi, unito all’assenza di un essere umano dall’altro lato del telefono per impartirle le manovre da attuare, la fanno precipitare nella disperazione. Come in una puntata di “Ai confini della realtà”, inimmaginabile allucinazione.

Dalle 3.19 alle 3.26 rimane fissa nel vuoto dell’assurdità, dicendo al babbo di stare tranquillo, perché i soccorsi arriveranno. Giunge intanto il fratello con la compagna, sollevano l’uomo in fin di vita sul letto per correre in ospedale, in macchina, a 300 metri da casa. Appena varca la soglia, gli dicono che non hanno vetture a disposizione. I vicini hanno preso anch’essi a chiamare i soccorsi, nella concitazione generale per Gianfranco agonizzante.

Alle 3.26, qualcuno risponde, e gira la chiamata alla centralina del 118 più vicina: la voce allucinate, quella voce inumana, riparte a ripetere “rimanga in attesa”. La donna è incredula, scossa nell’anima, impotente, non riesce a credere che le stia accadendo una situazione del genere: alle 3.34, l’uomo muore, senza aver ricevuto alcuna assistenza. Due minuti dopo risponde una voce: “Signorina, le mandiamo un’ambulanza, se vuole”. Gianfranco viene portato in ospedale dai figli: non rimane che accertarne la morte.

La figlia ha voluto raccontare la sua storia di ordinaria disumanità: “Questo racconto è perché nessun altro padre, marito o figlio, nessun altro amico o cugino, possa morire con una voce che ti dica ‘Rimanga in attesa’ “.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - Forse, Gianfranco poteva essere salvato, quei minuti interminabili di assenza, privo di aiuto a terra, l'hanno consegnato direttamente alla morte. Immaginare quella povera donna, nel panico, sommersa da quella maledetta voce fredda, punge il cuore, genera rabbia, fastidio, insofferenza, per quell'attesa inqualificabile, oscena. In Italia, nel mese d'agosto, in alcuni luoghi, non ci si può permettere di star male.

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