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La Festa del papà è stata inventata da una donna

La Festa del Papà ha origine in America per merito di una giovane ragazza: Sonora Smart Dood. In Italia la festa del papà giunge in concomitanza con la Festa di San Giuseppe, in altri paesi si festeggia la terza domenica di giugno.

Cronaca
Pubblicato il 19 marzo 2017, alle ore 10:36

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La Festa del papà è stata inventata da una donna
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Il Martirologio Romano, il libro liturgico che costituisce la base dei calendari liturgici che determinano le feste religiose, per il 19 marzo riporta: “Solennità di San Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia”. 

In Italia è la festa del papà, festa laica, in altri paesi si festeggia la terza domenica di giugno. La Festa del Papà ricorre il 19 Marzo in concomitanza con la Festa di San Giuseppe, che nella tradizione popolare protegge i poveri, gli orfani e le ragazze nubili, in virtù della sua professione, ed è il protettore dei falegnami. La festa è stata creata negli Stati Uniti: il 19 luglio 1910 il governatore dello Stato di Washington proclamò il primo “Father’s Day” della nazione.

La sua creazione si deve a Sonora Smart Dodd di Spokane, stato di Washington. L’idea le giunse nel 1909 sentendo un sermone in occasione della festa della mamma, che cominciava ad essere celebrata in quegli anni. La prima festa del papà fu celebrata negli Stati Uniti il 19 giugno 1910, nel mese di nascita del padre di Sonora Dodd, che aveva cresciuto coraggiosamente sei figli dopo la morte di parto della moglie. Nel 1908, la causa della festa del papà fu sostenuta da una chiesa della Virginia con un sermone in memoria di 362 uomini morti nel crollo di una miniera.

Fra i primi a festeggiare il santo in questa data ci sono stati i monaci benedettini nel 1030, i Servi di Maria nel 1324 e i Francescani a partire dal 1399. La festa del 19 marzo è caratterizzata da falò e zeppole: la celebrazione di San Giuseppe coincide con la fine dell’inverno, nel nostro passato pagano in questa giornata vi era l’usanza dei riti di purificazione agraria. Per la Festa del papà si bruciano i residui del raccolto sui campi, gigantesche cataste di legna vengono arse ai margini delle piazze quando il fuoco sta estinguendosi alcuni lo scavalcano con grandi salti, e le vecchiette, filando, intonano inni per San Giuseppe.

Nel vocabolario ottocentesco non vi era il termine papà. Padre era il termine nobile che indicava “uomo che ha generato un figlio, considerato rispetto a quest’ultimo“, babbo quello affettuoso dei bimbi e papà veniva definito “una leziosaggine francese che suona nelle bocche di quegli sciocchi, i quali si pensano di mostrarsi più compiti scimmiottando gli stranieri”. Nell’Ottocento fra i letterati nacque una vera e propria diatriba, fra chi affermava che si dovesse utilizzare “papà” e chi difendeva il termine “babbo”.

Con il passare del tempo l’uso dei due termini divenne una questione sociale: i ricchi usavano “papà”, mentre il popolo utilizzava “babbo”, in particolare in Toscana. Nel Novecento il papà prende il sopravvento e babbo diventa un regionalismo.

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Chiara Lanzini - "Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza" disse Umberto Eco. Un tempo i padri erano sicuramente meno presenti, impreparati, frutto di una cultura che spesso riduceva la figura paterna all'insegnamento dell'educazione e della morale, quello che porta i soldi a casa, che deve incutere una certa soggezione. I tempi per fortuna son cambiati e molti padri sono uguali o migliori di alcune madri, perchè non è certo il parto, come molte donne dicono, che crea un legame esclusivo con il figlio.

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