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Roma

Il Papa: preoccupato per gli abbandoni nella vita consacrata

Papa Bergoglio mette il dito nella piaga sanguinante degli Istituti Religiosi: mancano le vocazioni, e quelle che ci sono, abbandonano. Un'emorragia che si può curare con una vita comunitaria sobria, di preghiera, di fedeltà al Vangelo, accanto ai poveri

Cronaca
Pubblicato il 29 gennaio 2017, alle ore 11:54

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Il Papa: preoccupato per gli abbandoni nella vita consacrata
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Nell’udienza Plenaria della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Papa Francesco ha parlato delle cause che indeboliscono la vita consacrata, ovvero la “logica della mondanità”, e la “cultura del provvisorio”. Diventa necessario tenere viva la centralità di Gesù nella propria vita.

Gli abbandoni nella vita consacrata, causati da una cultura del provvisorio, in cui tutto è relativo e minaccia la fedeltà al Vangelo, preoccupano il Santo Padre, e gli Istituti stessi. I numerosi religiosi che tornano allo stato laicale sono una vera e propria emorragia, che sta indebolendo la vita consacrata, e la stessa vita della Chiesa ne risente.

Come ciò sia potuto accadere trova una prima risposta nel cambio culturale, epocale, degli ultimi anni. Siamo immersi nella cultura del frammento e del provvisorio, ad un passo da una vita ‘à la carte’, schiava delle mode. Questa nostra cultura cerca sempre delle ‘porte laterali’, porte aperte su altre possibilità, alimentando il consumismo, e dimenticando la bellezza di una vita semplice e austera. Tutto ciò spesso provoca un vuoto esistenziale. Nella vita consacrata si è diffuso il relativismo pratico in vista di una autorealizzazione spesso estranea al Vangelo stesso.

La nostra società detta regole economiche che soffocano quelle morali, molto spesso a scapito dei valori della vita stessa. A tal proposito, così si è pronunciato il Papa: “La dittatura del denaro e del profitto propugna una visione dell’esistenza per cui chi non rende viene scartato”. È chiaro che un religioso deve lasciarsi evangelizzare per primo e, poi, potrà impegnarsi nell’evangelizzazione.

Parlando dei giovani, Papa Francesco ha detto che il mondo giovanile è un mondo complesso e, nello stesso tempo, ricco e sfidante. Ci sono molti giovani meravigliosi, ma molti altri sono vittime della logica della mondanità, ricercano il successo, e a qualsiasi prezzo, il denaro facile, e il piacere facile. È una logica che seduce tutti, anche i giovani. Stare accanto a loro, e contagiarli con la gioia che nasce dalla sequela e dall’appartenenza a Cristo, deve essere il nostro impegno. La cultura odierna va evangelizzata: diversamente, i giovani vi soccombano.

Un altro fattore che provoca gli abbandoni viene dall’interno della stessa vita consacrata: qui, accanto a tanta santità, ci sono situazioni di contro-testimonianza, non fedele agli impegni assunti. Ci sono momenti di routine, stanchezza, c’è il peso di gestione delle strutture, ci sono divisioni interne, c’è chi ricerca il potere, e chi s’arrampica solitario, in alcuni casi il modo di governare l’istituto non è consono al Vangelo. Il servizio dell’autorità oscilla dall’autoritarismo al lasciar fare.

Il Santo Padre mostra una via d’uscita a questa situazione: “Se la vita consacrata vuole mantenere la sua missione profetica e il suo fascino, continuando ad essere scuola di fedeltà per i vicini e per i lontani (cfr Ef 2,17), deve mantenere la freschezza e la novità della centralità di Gesù, l’attrattiva della spiritualità e la forza della missione, mostrare la bellezza della sequela di Cristo e irradiare speranza e gioia”.

Diversamente, la situazione è grave. Ha invitato, quindi, a curare la vita fraterna comunitaria con momenti di preghiera, con la partecipazione attiva ai sacramenti, con la pratica della misericordia verso il fratello o la sorella, con la condivisione delle responsabilità. Il tutto accompagnato da una chiara e gioiosa testimonianza di vita semplice, che predilige i poveri e le periferie esistenziali.

È necessario che il religioso si difenda dalla cultura odierna e cammini saldo nella fede. Ciò è possibile tenendo fisso lo sguardo sul Signore Gesù, camminando secondo la logica del Vangelo, senza cedere alla mondanità. Le grandi infedeltà, spesso, cominciano da piccole noncuranze. Francesco ha invitato i presenti e ciascun consacrato a far propria l’esortazione di san Paolo: ‘È ormai tempo di svegliarvi dal sonno’ (Rm 13,11).

Nelle conclusioni, Papa Bergoglio ha sottolineato che la vita consacrata dovrà investire nella formazione di accompagnatori che aiutino il discernimento, senza creare dipendenze. Non si tratta di scegliere, e far scegliere tra bene e male, ma tra bene e meglio, “tra ciò che è buono e ciò che porta all’identificazione con Cristo”.

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Cosa ne pensa l’autore

Marilena Carraro - Ricordo di aver letto poco tempo fa, nel Corriere della Sera, che tra i mestieri che rendono davvero felici una persona, al primo posto, c'è proprio la vita dei religiosi e delle religiose. Tutto dipende, però, da come hanno impostato la loro vita. La felicità dipende da una risposta radicale, e piena, alla chiamata ricevuta, da una vita coerente e trasparente, dedita agli altri. Proprio come invita Papa Francesco in questo suo discorso nell'udienza Plenaria della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Diamoci da fare, dunque!

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