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Foggia: dopo il commando che ha colpito ieri, parla il procuratore antimafia

Dopo i fatti accaduti ieri a Foggia, oggi parla il procuratore antimafia Roberti. Riferisce che in quasi 30 anni sono 300 gli omicidi rimasti impuniti sul territorio pugliese e che la mafia foggiana non deve essere considerata di serie B.

Cronaca
Pubblicato il 10 agosto 2017, alle ore 14:17

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Foggia: dopo il commando che ha colpito ieri, parla il procuratore antimafia
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Dopo i fatti recenti della cronaca Foggiana, oggi rilascia le sue dichiarazioni il procuratore antimafia Roberti. Ovviamente parliamo del commando di spedizione punitiva che, nella mattinata di ieri, ha fatto quattro vittime in pieno giorno, nei pressi della stazione, sulla strada che collega i comuni Apricena e San Marco in Lamis (in provincia di Foggia).

Il Procuratore riferisce che c’è una vera e propria “difficoltà ad investigare“. Stando a quanto dichiara Roberti, infatti, l’unico modo per poter disturbare i clan, sarebbe spezzare assolutamente il legame che li lega con i traffici dell’Albania

Senza giri di parole e senza tanti peli sulla lingua, il procuratore, il giorno dopo la strage di San Marco in Lamis, in un’intervista rilasciata a Radio 1 dichiara: “La criminalità pugliese e in particolare questa efferatissima forma di criminalità foggiana, è stata considerata troppo a lungo una mafia di serie B“. Il magistrato, inoltre, afferma che, negli ultimi trenta anni, le vittime di queste faide sono state circa 300 e che, la stragrande maggioranza di questi delitti, circa l’ 80%, è rimasto impunito.

Dall’inizio del 2017, si contano già 17 vittime, alle quali vanno aggiunti almeno due casi di lupara bianca, l’ultimo risalente allo scorso maggio quando, è scomparso nel nulla Pasquale Notarangelo, nipote del presunto boss Angelo ‘Cintarridd, ammazzato a sua volta nel 2015.

Sempre secondo le dichiarazioni del procuratore Roberti, quella foggiana è da definirsi come Quarta Mafia. Tutti i casi di omicidio rimasti irrisolti dimostrano come sia difficile investigare. La faida tra i clan nasce perché, entrambe le fazioni, vogliono avere il controllo sul traffico di stupefacenti e di droghe leggere che arrivano dall’Albania.

La mafia foggiana è diventata una costola della camorra napoletana e, anche se, negli ultimi tempi sul territorio coinvolto sono aumentate le strutture investigative, risulta comunque difficile smantellare queste realtà che sono ben radicate.

Infine, Roberti, condanna definendolo “estremamente negativo” il fatto che il Comune di Foggia non si sia costituito parte civile del processo.

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Cosa ne pensa l’autore

Antonella Casto - Le dichiarazioni del Procuratore Antimafia sono molto forti... agendo in silenzio e forte di una mentalità di omertà, la mafia foggiana, è riuscita ad agire negli anni, facendo restare la maggior parte dei suoi delitti impuniti... si spera solo che le autorità incaricate facciano luce e condannino i colpevoli di questi efferati crimini.

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