Iscriviti
Bari

Donne sfruttate nei campi: "Femmine, mule e capre hanno la stessa testa"

Le lavoratrici erano sfruttate nei campi di ciliegie e nelle vigne a Turi, in provincia di Bari: un'inchiesta della Procura di Brindisi ha condotto in arresto quattro persone italiane.

Cronaca
Pubblicato il 19 giugno 2017, alle ore 18:49

Mi piace
8
0
Donne sfruttate nei campi: "Femmine, mule e capre hanno la stessa testa"
Pubblicità

Sfruttate con modalità che credevamo perdute nel passato, donne impiegate nei campi di ciliegie e nelle vigne a Turi, in provincia di Bari, senza sosta, senza diritti, schiave: un’inchiesta della Procura di Brindisi ha portato all’arresto di quattro persone accusate di intermediazione illecita, caporalato. Gli arrestati sono Michelangelo Veccari, la compagna Valentina Filomeno, Grazia Ricci e Maria Rosa Putzu.

Le donne, almeno 15 – 13 italiane, 2 straniere – venivano prelevate dai caporali a Villa Castelli (Brindisi) e da altri comuni del Brindisino e del Tarantino per essere trasportate nella provincia di Bari: lavoravano per più di otto ore al giorno, nel contratto ne erano previste sei e mezzo, dalla paga venivano tolti 8 euro per il trasporto. La paga prevista era di 55 euro giornaliere, ne percepivano 38 euro.

Una donna ha denunciato la situazione insostenibile, lo sfruttamento di lavoratrici bisognose: ha raccontato di essere stata picchiata solo perchè aveva osato chiedere un contratto di lavoro regolare. La coppia Veccari Filomeno gestiva il giro, una complice si occupava di procacciare la manodopera e una donna residente a Turi era dipendente dell’azienda committente.

Le indagini devono verificare se vi è responsabilità da parte dell’azienda committente. Le intercettazioni ambientali sono state fondamentali: una donna sarebbe stata invitata a scindere i rapporti con l’agenzia interinale per trattare esclusivamente con i caporali: “Con l’agenzia lavori un mese e con noi lavori sei mesi, otto mesi. Quindi dipende da cosa vuoi fare. Se vuoi lavorare un mese, altrimenti ti conviene venire con noi”. La bracciante si era recata all’agenzia ed aveva revocato il contratto.

Utilizzando minacce e intimidazioni, chi procacciava la manodopaera, approfittava dell’evidente stato di bisogno delle braccianti. “Alle femmine pizza e mazzate ci vogliono, altrimenti non imparano” ha detto un soggetto durante una conversazione intercettata.. “Femmine, mule e capre tutte con la stessa testa” la risposta di un caporale.

Video interessanti:
Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - La descrizione delle condizioni di lavoro di queste donne pare estrapolata da una novella ottocentesca. Questi individui da anni perpetravano tali atti delinquenziali, nel silenzio generale di chi sicuramente era a conoscenza delle schiave radunate ogni mattina, per essere consegnate ad una giornata di fatica. Sintomo di un Italia ulteriormente alla deriva.

Lascia un tuo commento
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!