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Avvocato keniota denuncia all’Aja: “Italia colpevole per la crocifissione di Gesù”

Un avvocato keniota ha sporto denuncia al Tribunale dell’Aja contro l’Italia perché venga dichiarata illegittima la crocifissione di Gesù

Cronaca
Pubblicato il 2 agosto 2013, alle ore 19:25

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Avvocato keniota denuncia all’Aja: “Italia colpevole per la crocifissione di Gesù”
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Ha dell’incredibile la notizia apparsa in questi giorni, secondo cui un avvocato keniota di nome Dola Indidis avrebbe sporto denuncia presso la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja perché essa dichiari che la crocifissione di Gesù di Nazareth è stata illegittima.

L’avvocato intende portare davanti al giudice sia l’Italia che Israele, in particolare Ponzio Pilato e l’Imperatore Tiberio. “E’ mio dovere – ha affermato il determinatissimo avvocato – difendere la dignità di Gesù”. L’iniziativa sembra una barzelletta, ma Dola Indidis la sta prendendo veramente sul serio: “Le prove di quello che dico sono nella Bibbia. E non si può screditare la Bibbia”, ha dichiarato l’avvocato keniota al sito di informazioni Citizen News.

La condanna a morte di quello che il cristianesimo considera il Messia, sostiene Dola Indidis, sarebbe stata pronunciata violando i diritti umani e i principi del giusto processo. A risponderne davanti alla Corte, secondo l’avvocato keniota, dovrebbero essere Ponzio Pilato e l’imperatore Tiberio, ma essendo entrambi morti da circa duemila anni, il reato è caduto in prescrizione. Quindi sono l’Italia, l’Israele e la Palestina a dover pagare per quest’ingiustizia.

Ma anche su questo punto, a mio modesto parere c’è un vizio di forma: infatti l’Italia è nata nel 1861, oltre 1800 anni dopo i fatti.

Quindi, sempre a mio parere, l’imputato al processo dovrebbe essere la città di Roma, magari nelle vesti del suo neo sindaco Ignazio Marino, che, assiduo ciclista (si reca al lavoro ogni giorno su due ruote con tanto di scorta), sarebbe ben felice di raggiungere l’Aja in bicicletta, anche se le due città distano circa 1600 kilometri.

Scherzi a parte, la Corte Suprema del Kenia ha già rifiutato innumerevoli volte di ascoltare l’avvocato keniota, che tuttavia non dispera: “C’è un’altissima probabilità di successo”. Ma i suoi sogni di gloria si sono infranti sulle parole di un portavoce della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, il quale ha affermato: “La Corte non è competente in materia e non potrà giudicare il caso”.

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