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"Topografie": Berenice Abbott in mostra al MAN di Nuoro

"Topografie" in mostra fino al 21 maggio è la prima mostra antologica allestita in Italia sull'immensa fotografa americana Berenice Abbott. Un'esposizione unica che raccoglie ottantadue stampe originali divise in tre sezioni.

Arte
Pubblicato il 20 febbraio 2017, alle ore 23:35

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"Topografie": Berenice Abbott in mostra al MAN di Nuoro
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Il Museo MAN di Nuoro propone la prima mostra antologica italiana dedicata a Berenice Abbott, una delle più originali, controverse, coraggiose, protagoniste della storia fotografica del Novecento.

L’allestimento è intitolato “Topografie”, realizzato grazie al contributo della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna, ed offre una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddiviso in tre macrosezioni – Ritratti, New York e Fotografie scientifiche – il percorso espositivo esalta ampiamente il talento, la poliedrica capacità artistica di Berenice Abbott. 

Nata a Springfield – Ohio – il 17 luglio del 1898, Berenice Abbott cresce con la madre divorziata. Si trasferisce a New York nel 1918 ove si afferma come scultrice. Il suo lavoro viene notato da Marcel Duchamp.

Nel 1921 trascorre due anni a Parigi e Berlino per studiare scultura. L’interesse della Abbott per la fotografia nasce casualmente nel 1923, quando Man Ray la assume come assistente alla camera oscura nel suo studio di Montparnasse. Benerice non ha paura di scandalizzare, di esprimere se stessa sia attraverso la fotografia, sia dichiarando apertamente la propria omosessualità.

La sezione “Ritratti” propone gli scatti dei primi anni della carriera della fotografa, in cui la Abbott riesce a immortalare grandi artisti e letterati: Jean Cocteau, James Joice, Max Ernst, André Gide. Attraverso queste foto Berenice Abbott pare raccontare la propria dimensione sessuale.

Allontanatasi dallo studio di Man Ray apre il proprio laboratorio di fotografia frequentato assiduamente da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson. Nel 1926 la Abbott espone le proprie opere nella galleria “Le Sacre du Printemps”, conosce il fotografo francese Eugène Atget, noto per le sue vedute delle strade di Parigi, per aver impresso le mutazioni urbane, la scomparsa del passato. 

La Abbott reinterpreta la propria rappresentazione fotografica abbracciando la poetica del defunto Atget. Acquista i negativi del suo archivio nel 1928 pubblicando, nel 1930, il libro“Atget, photographe de Paris”: contribuisce a far conoscere Atget in Europa e negli Stati Uniti. Rientrata in patria si dedica per il decennio successivo alla realizzazione di un unico imponente progetto, atto a registrare la metamorfosi di New York dopo la grande depressione del 1929.

Nel 1935 la Abbott si trasferisce in un loft al Greenwich Village, con la critica d’arte Elizabeth McCausland, con la quale convive fino alla morte di questa nel 1965. Pone particolare attenzione verso le architetture, l’espansione urbana, i grattacieli che prendono velocemente il posto dei vecchi edifici, i negozi, le insegne. Un periodo di passaggio ove le baracche usate come fatiscenti abitazioni vengono sostituite dai giganteschi cartelloni pubblicitari.

Il risultato è un volume, tra i più noti della storia della fotografia del XX secolo, intitolato “Changing New York” uscito nel 1939, che raccoglie 307 stampe in bianco e nero, chiaroscuri aggettanti, angolature energiche, ritmiche. Dal 1939 la Abbott si dedica alla fotografia scientifica sperimentando nuove tecniche per catturare il magnetismo e l’elettricità, inventando diverse macchine fotografiche. A metà degli anni Quaranta diventa photo editor dell’autorevole rivista “Science Illustrated” e realizza una delle sue fotografie più famose, immortalando la struttura molecolare delle bolle di sapone.

Nel 1958 comincia una collaborazione con il MIT (Massachusetts Institute of Technology) e due anni dopo i suoi scatti vengono inclusi in un libro di fisica per il liceo. La Abbott si congeda da New York nel 1968 per trasferirsi in Maine, dove muore nel dicembre del 1991.

Il lavoro di Abbott assume forme diverse” spiega la curatrice della mostra Anne Morin. “Si contraddistingue per la coerenza con cui indaga in ambiti diversi – ritratto, architettura, scienza – per l’approccio di ricerca e la capacità di aprirsi a nuove prospettive e profondità”.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - Una fotografa sensibile, straordinaria, non famosa come molti coevi colleghi uomini, capace di intercettare la nuova frontiera della fotografia negli anni trenta. Gli stravolgimenti nella New York post grande depressione sono stati talmente fulminei che solamente grazie alla Abbott possiamo apprezzare le sfumature della trasformazione, la modernità che schiaccia il degrado, l'edificazione di Manhattan. Una donna capace di dichiarare la propria omosessualità e di convivere, senza nascondersi, con la compagna gran parte della vita, una donna in grado di imporsi nell'ambiente, decisamente maschile, della fotografia.

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Commenti
Chiara Tiozzo

09 marzo 2017 - 13:58:45

Adoro la Abbott!

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