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L’arte del dopoguerra dominata dall’astrattismo

A causa dell’estrema diversità venutasi a creare, l’arte del dopoguerra assume forme e linee evolutive imprevedibili e diversificate, che rappresenteranno una vera e propria rivoluzione artistica.

Arte
Pubblicato il 4 aprile 2017, alle ore 18:20

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L’arte del dopoguerra dominata dall’astrattismo
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L’America diviene il punto di riferimento delle nuove avanguardie, le quali vedono finalmente incarnati nella società statunitense quei grandi valori di libertà e democrazia che danno vita ad un nuovo confronto aperto a tutte le possibili esperienze.

La caratterizzazione astratta, nella seconda metà del Novecento, diventa preponderante rispetto all’espressione figurativa. Gli artisti estendono le loro ricerche in tutte le direzioni; ma la contraddittorietà dell’espressione artistica è di fatto il riflesso di quella della nuova società occidentale, basata sull’esasperazione del consumismo e sulla mercificazione di tutti i valori.

I linguaggi dell’arte tentano allora nuove sperimentazioni, cimentandosi nella scoperta delle tecniche fotografiche, cinematografiche, televisive e, in seguito, di quelle informatiche e multimediali. Ora, assemblaggi, composizioni e installazioni hanno lo scopo di divertire, sbalordire, far riflettere, contestare, o solamente irritare e scandalizzare. L’arte adesso si propone come elemento di critica nei confronti del potere, giungendo anche a sminuire e negare se stessa pur di delegittimare la società che la produce, evidenziandone le ingiustizie e le contraddizioni.

La scarsa prospettiva storica rende ostica persino una circoscritta ricerca di linee di indirizzo definite. Dal dopoguerra ad oggi l’arte si è infatti segmentata in mille rivoli, che ne hanno disperso le potenzialità, impedendo la formazione di movimenti o tendenze significative e durevoli. Così come le sue manifestazioni, che si esauriscono in performances delle quali non rimane altro che qualche filmato o immagine.

La velocità con cui l’arte contemporanea si crea e si consuma rispecchia la società stessa. Ora quel che è noto finisce ben presto per non interessare più: il pubblico necessiterà sempre di più di eventi e stimoli nuovi e diversi. Ogni avvenimento avrà vita brevissima e verrà spesso superato da quello successivo prima ancora che abbia esaurito tutte le sue potenzialità espressive.

La ricerca delle novità cela spesso risvolti di tipo economico: produrre nuovi bisogni significa aprire nuovi mercati e conseguire nuovi profitti. L’arte contemporanea è infatti molto sensibile agli andamenti delle mode e dei mercati e ne adotta i medesimi ritmi.

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Cosa ne pensa l’autore

Tommaso Guglielmetti - Personalmente non sono un grande estimatore dell'arte contemporanea ma prediligo le forme artistiche più vecchie, dove vengono rappresentati soggetti reali. Ciò non toglie che le opere d'arte contemporanee non siano frutto di un grande lavoro e di un grande ingegno, e sicuramente dietro ciascuna di esse si cela un forte significato simbolico.

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