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Napoli

L’amore eterno de "Gli amanti" di Pompei, sono due giovani uomini

Nel 1922, il fascismo era agli albori, furono chiamati "Gli amanti" e non vi furono dubbi che si trattasse di un uomo e di una donna. Qualche giorno fa, dopo numerose analisi, il colpo di scena.

Arte
Pubblicato il 8 aprile 2017, alle ore 15:44

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L’amore eterno de "Gli amanti" di Pompei, sono due giovani uomini
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Vittorio Spinazzola vedendo quel calco, due corpi intrecciati, appena ritrovati nella casa del Criptoportico di Pompei, non ebbe dubbi si trattava di un uomo e di una donna: abbracciati nella morte che li stava cingendo. Un amore divenuto eterno proprio perchè suggellato dalla morte. 

Nel 1922, il fascismo era agli albori, furono chiamati “Gli amanti”. Un anno dopo, Spinazzola, archeologo e reggente degli Scavi, venne cacciato per la sua indisposizione verso Mussolini. “Gli amanti” vennero mostrati raramente al pubblico, rimanendo, nell’immagine collettiva, il calco più tenero e struggente di Pompei.

Per decenni i calchi sono rimasti chiusi nei depositi e non sono mai stati studiati per una “Pietas cristiana”, sono corpi di persone morte e non reperti archeologici. Nel 2015 qualche giorno prima della mostra “Rapiti alla morte”, allestita nella grande Piramide di legno nell’arena dell’Anfiteatro, si decise di studiare quei corpi: i gessi celavano ossa, fibre di vestiti, fibbie, e oggetti comuni che indossavano i pompeiani del 79 dopo Cristo. Tac, esami del Dna, spettroscopie, alcuni calchi vennero addirittura curati con delle flebo perché il tempo li aveva danneggiati. Quelli degli anni Sessanta e Settanta, i più recenti del Novecento erano nelle condizioni peggiori perchè era stato utilizzato gesso scadente.

I calchi di Giuseppe Fiorelli – l’uomo che lo inventò nel 1863 – erano perfetti per il materiale di altissima qualità utilizzato. La mostra avrebbe incluso “Gli amanti”. L’archeologo Osanna, con grande rigore scientifico, consegnò la verità celata che lo stesso Spinazzola condivideva.

Non si trattava di un uomo e una donna ma di due donne. Forse una mamma con la figlia. L’amore non era carico di passione, ma un ultimo disperato abbraccio, l’ultima protezione di una madre.

Due giorni fa l’ultimo colpo di scena: Il soprintendente Massimo Osanna rivela “Pompei non finisce mai di stupire. Si è sempre immaginato che fosse un abbraccio fra donne. Ma Tac e Dna hanno rivelato che sono uomini”. Si tratta per la scienza, di due ragazzi di 18 e 20 anni. “Non si può dire – spiega Osanna – che i due personaggi fossero amanti. Ma considerata la loro posizione, si può ipotizzare“. Le analisi hanno evidenziato in maniera matematica che il diciottenne è di sesso maschile e che, con molta probabilità, lo è anche il ventenne. L’amore eterno, sempre e comunque.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - Magari era una notte di passione fra due sconosciuti, forse il loro era un grande amore, poco importa, quell'abbraccio ha consegnato all'eternità la loro tenerezza, la voluttà di quell'attimo. Il loro sesso non ha valore, quelle sagome trasmettono un'emozione universale, un sentimento trasversale, che ci appartiene. Eterosessuale o omosessuale non vi è alcuna differenza.

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Commenti
Marinella Battaglini

10 aprile 2017 - 21:15:00

Potevano essere solo dei familiari.....

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Maurizio Giovansana

10 aprile 2017 - 14:48:52

Mah, subito a buttarla su amore sesso e/o altre cretinate: magari erano semplicemente fratelli o padre e figlio o amici , cugini... amanti, ma vaffa!

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