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Genova

In mostra "Modigliani", l’artista maledetto per antonomasia

La mostra "Modigliani", dal 16 marzo al 16 luglio 2017 presso il Palazzo Ducale di Genova, ci regalerà un'esauriente selezione delle opere provenienti da numerosi musei e collezioni private.

Arte
Pubblicato il 2 febbraio 2017, alle ore 17:18

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In mostra "Modigliani", l’artista maledetto per antonomasia
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La mostra “Modigliani”sarà visibile a Genova dal 16 marzo al 16 luglio 2017 presso il Palazzo Ducale, nell’Appartamento del Doge. L’esposizione, curata da Rudy Chiappini, organizzata e prodotta da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e da MondoMostre Skira, presenta un’accurata selezione di opere provenienti da musei italiani, europei e da collezioni private: disegni, cariatidi, progetti per le sculture, ritratti, nudi.

Una mostra che stimola lo spettatore a confrontarsi con l’intensità essenziale dei sentimenti, alla comprensione del linguaggio assolutamente personale di Modigliani durante la sua breve ma intensa carriera. 

Amedeo Modigliani nasce a Livorno nel 1884. È il quarto figlio di una famiglia appartenente alla borghesia ebraica secolarizzata della città. Al momento della sua nascita la famiglia versa in una grave crisi finanziaria. Eugenia Garsin, la madre, è la prima insegnante di Dedo, come è chiamato affettuosamente, e nel 1898 lo inizia al disegno. Modigliani frequenta a 14 anni l’atelier del pittore Guglielmo Micheli, allievo del “macchiaiolo” Giovanni Fattori. La salute dell’artista è cagionevole, a 11 anni ha un attacco di pleurite, a 16 si ammala di tubercolosi e si trasferisce al Sud, tra Napoli e Roma.

Frequenta l’Accademia delle belle arti di Firenze e l’Accademia di Venezia, nel 1902 e nel 1903: il disegno di nudo dal vero gli fa scoprire l’amore per il corpo femminile. Nel 1902 Modigliani frequenta la Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Firenze, guidato da Giovanni Fattori. Dalla seconda metà dello stesso anno si trasferisce a Venezia, per studiare all’Accademia di Belle Arti. Risiede in San Barnaba sperimentando la vita dei quartieri più poveri, cominciando a consumare alcol e haschish. Conosce Boccioni e Mauroner nei circoli intellettuali. In occasione delle successive edizioni della Biennale, scopre la grande arte francese di fine secolo: gli impressionisti, Toulouse-Lautrec, Eugène Carrière.

A 22 anni grazie allo zio Amedeo Garsin, Amedeo Modigliani riesce a trasferirsi a Parigi, capitale mondiale dell’arte all’epoca. Conosce il francese, iinsegnato dalla madre, e con pochi soldi e tante speranze affitta uno studio in rue Caulaincourt, a Montmartre. L’anno seguente entra in contatto con il chirurgo Paul Alexandre che diventa suo collezionista. Modigliani si iscrive all’Académie Colarossi frequentando le taverne infime della “Butte”, ove si affrontano le discussioni cardine delle nuove avanguardie del ‘900. Conosce Pablo Picasso, Andre Derain, Diego Rivera,André Salmon e Max Jacob. Ma anche il pittore alcolizzato Utrillo e il barone oppiomane Pigeard, che lo introducono alle droghe e all’alcol.

La prima esposizione del pittore livornese avviene nel marzo del 1908. Sei opere al Salone degli Indipendenti, tra le quali “L’ebrea” e “Busto di donna nuda”. Il medico Paul Alexandre ha il merito di convincerlo ad esporre e di averli fatto scoprire l’arte africana, portandolo a visitare i musei Guimet, Louvre e Trocadero. L’incontro con il primitivismo è determinante per l’approdo definitivo alla scultura in pietra.

A causa di una violenta lite con altri artisti, Amedeo Modigliani lascia Montmartre, trasferendosi nel cosiddetto “alveare” de la “Ruche”, a Montparnasse. Conosce Chagall, Leger e Soutine. Verso la fine del 1909 la zia Laura Garsin lo rintraccia, nella miseria del piccolo appartamento in affitto, decide di riportarlo a Livorno. La sua città natia li sta stretta, anela la libertà parigina capace di sviscerare la sua vera identità. In estate a Livorno lavora alla celebre opera “Il mendicante”, che sarà esposta nel marzo del 1910 a Parigi nel Salone degli Indipendenti. Nel medesimo anno instaura una vigorosa relazione con la poetessa russa Anna Achmatova.

Nel 1912 espone al X Salone d’Autunno le sue teste di pietra. Fondamentale per la sua ispirazione è l’incontro con lo scultore romeno Constantin Brancusi. Vive sempre vinto dalla miseria, e un giorno di quello stesso anno l’amico Ortis de Zarate lo trova svenuto sul pavimento di casa, in condizioni fisiche preoccupanti. Organizzano una colletta per riportarlo a Livorno, dove giunge magrissimo e pallido. Il periodo italiano dura pochi mesi. Amedeo Modigliani torna a Parigi e nell’arco di un paio d’anni porta a termine lo studio scultoreo e pittorico delle cosiddette “Cariatidi”, enormi figure di donne femminili che avrebbero consegnato l’artista livornese alla storia dell’arte di tutti i tempi. È anche il periodo delle “dame dal collo lungo”.Tra il 1914 e il 1916 frequenta Beatrice Hastings, la “musa maledetta” che lo stimola al consumo di droghe e l’alcol.

Lavora per il mercante Guillaume, l’unico acquirente delle suo opere nel periodo segnato dalle avanguardie cubiste, verso cui il pittore livornese non si interessò mai. Nel 1917 il poeta polacco Leopold Zborowski comincia ad interessarsi al suo operato. Gli propone un contratto: 15 franchi al giorno in cambio dell’esclusiva sulla sua produzione. Per Modì, come lo chiamavano i francesi, è l’anno decisivo. Comincia la serie di nudi, esegue i famosi ritratti del poeta polacco e della sua famiglia e conosce Jeanne Hebuterne, una pittrice in erba: la donna che non riuscirà a sopravvivergli, suicidandosi alcune ore dopo la sua morte. Nel dicembre dello stesso anno, la Galleria Berthe Weill allestisce la prima mostra personale di Amedeo Modigliani e i nudi esposti vengono ritirati dalla questura, che li giudica indecenti.

Nel 1918 Jeanne è incinta e insieme, con gli Zborowski, si trasferiscono in Provenza. Il 29 novembre, nasce a Nizza sua figlia Jeanne Modigliani. In questo periodo frequenta la casa del grande Renoir oramai semiparalizzato, per rientrare l’anno dopo a Parigi con Jeanne di nuovo incinta, Modigliani dipinge il suo unico autoritratto. Durante l’estate del 1919 l’opera del livornese comincia ad essere apprezzata anche all’estero in particolar modo a Londra, grazie all’interessamento dei critici Earp e Atkin. La tubercolosi prende ad acutirsi e la sera del 24 gennaio del 1920, all’ospedale della Carità, Amedeo Modigliani muore. 

Amedeo Modigliani è un artista inusuale, un solitario, non inquadrabile in alcuna corrente, non omologabile, ancora oggi “l’artista maledetto” per eccellenza (il suo soprannome, Modì, suona come il francese maudit), bohemien, alcolizzato, trasgressivo, violento. Insieme ad altri artisti indipendenti da movimenti ufficiali, quali Soutine, Rouault, Utrillo, Modigliani sarà ricordato come esponente della “Scuola di Parigi”

Nelle sue sculture la percezione della solidità della forma, la capacità di sintesi volumetrica e lineare, un deciso senso plastico dell’immagine si traducono nella particolare corposità cromatica dei suoi dipinti, densi di forme piatte e corpose, semplificate entro contorni ben definiti. La base del suo dipingere è proprio il segno, sicuro, incisivo, capace di delimitare la forma in modo semplice e improcrastinabile, come nel ritratto di “Marie, fille du peuple“, del 1918. L’attenzione per la forma, nella schematizzazione geometrica, la ricerca di un ordine dei piani, consegnano l’influenza di Cezanne, anche se in lui il pathos è marcato, incontrollato e predominante, mentre alcune scelte cromatiche rimandano più specificatamente a Matisse o a Gauguin.

L’interesse di Modigliani è concentrato sulla figura umana, il ritratto ed il nudo, perchè ciò che preme all’artista sono i sentimenti, le passioni. Modigliani è un artista angosciato, autodistruttivo, solo contro il mondo, che cerca il proprio Io nell’enigmatica fissità dei volti che rappresenta inafferabili, dagli inquietanti occhi a fessura senza pupille. Una magneficenza classica rielaborata in chiave moderna. La capacità di introspezione psicologica di Modigliani è atta a svelare il mistero occultato nei volti impassibili dei suoi personaggi, dai tratti stilizzati abnormi, nei corpi femminili composti oscenamente in composizioni eleganti. La poesia di Modigliani è basata proprio sulla contrapposizione tra la purezza stilistica e l’ardente carnalità dei suoi soggetti, nell’instabile equilibrio tra il suo retaggio culturale e l’ istintività profonda, lirica.

L’opera di Modigliani esprime il dramma di un uomo solo perduto nella propria tragedia individuale intensa e breve che ha prodotto lo stile personale inimitabile di un uomo colto, curioso, sensuale, appassionato, geniale, disperato e autodistruttivo. Muore, eroso dalla vita, dalla sua stessa genialità creativa, dalla malattia e dalla droga.

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Cosa ne pensa l’autore

Chiara Lanzini - L'anima di Modigliani esplode, potente, carnale dalla sue tele. Come se i pigmenti che compongono i colori fossero le cellule del suo DNA. Tale ardore percettivo è riscontrabile in pochi artisti: tecnica eccelsa, perfezione formale inappuntabile diventano trascurabili dinnanzi alla maestosa energia passionale che le sue opere sprigionano. Modigliani incarna la desolazione dell'uomo caduto in se stesso, nella follia del genio usurpante, capace di eroderti fino al midollo, di condurti negli abissi dell'essenza, senza ritorno. Modì l'artista maledetto per eccellenza.

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Commenti
Antonio Amadeo

09 febbraio 2017 - 15:45:53

molto interessante

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