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Milano: è guerra ai sacchetti di plastica già banditi dal 2011

Secondo un’indagine condotta dagli ex dirigenti Apeca e dagli operatori dei mercati di zona, ogni anno nei mercati del capoluogo lombardo verrebbero smerciati 22 milioni di sacchetti di plastica inquinanti, gli stessi già messi al bando dal lontano 2011.

Ambiente
Pubblicato il 13 febbraio 2017, alle ore 19:42

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Milano: è guerra ai sacchetti di plastica già banditi dal 2011
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Nonostante le buste di plastica usa e getta siano state bandite dal primo gennaio 2011, ancora oggi nei mercati settimanali della città di Milano continuano ad esserne utilizzate in maniera assai massiccia. Secondo le stime, il volume raggiunto quotidianamente oscilla tra gli 80 mila e i 100 mila sacchetti non ecologici.

Con questo ritmo, la violazione della legge porta in un anno a distribuire qualcosa come 22 milioni di sporte di plastica. Il dato è assai preoccupante, soprattutto se si pensa che il numero è circoscritto alla sola realtà meneghina; estendendo il fenomeno su scala nazionale, si può facilmente immaginare quale sia il mare di plastica che viene distribuito, utilizzato ed abbandonato nell’ambiente. Le cifre menzionate sono il frutto di una stima prodotta dagli operatori nei mercati di zona, che nell’occasione hanno collaborato con gli ex dirigenti della Apeca, l’Associazione degli Ambulanti di Confcommercio.

Eppure la normativa parla chiaro. A seguito del bando imposto dal Ministero dell’Ambiente, da oltre 6 anni i sacchetti di plastica non possono essere utilizzati. Negli ultimi anni, le diverse evoluzioni normative hanno introdotto anche una serie di sanzioni volte a colpire chi li commercializza anche a titolo gratuito. Le multe comminabili vanno dai 2.500 ai 25.000 euro.

A fronte di questo quadro legislativo, se i supermercati si sono presto adeguati alla norma, altrettanto non si può dire per la maggior parte degli ambulanti e per una parte dei negozianti. Per tale ragione il consigliere comunale Aldo Ugliano ha deciso di presentare una mozione a Palazzo Marino. Il suo tentativo sarebbe quello di auspicare un drastico intervento da parte delle istituzioni.

Secondo Ugliano “bisogna chiamare al senso di responsabilità tutte le categorie interessate attraverso un confronto che deve essere guidato dalle istituzioni. Il punto è che molti ambulanti vengono riforniti al mattino da persone che si fanno trovare al mercato e vendono le buste di plastica. Bisogna intervenire su questi e intensificare i controlli”.

C’è però da aggiungere che i controlli non mancano. Lo scorso settembre in un magazzino alle porte di Milano sono stati scoperti 180 mila sacchetti di plastica fuorilegge. Il sequesto più grande è però stato eseguito a marzo 2015, quando gli agenti dell’unità antiabusivismo della polizia locale hanno messo le mani su mille tonnellate di sacchetti di plastica, l’equivalente di 100 milioni di pezzi.

Tutto ciò ha una causa ben precisa. L’introduzione delle nuove leggi ha di fatto raddoppiato le spese per l’approvvigionamento dei sacchetti da parte dei commercianti. Se un tempo quelli in polietilene avevano un costo di cinque centesimi, ora per quelli ecologici di centesimi bisogna spenderne dieci.

Barbara Meggetto di Legambiente ha ricordato come “sul tema serva maggiore sensibilizzazione”. Ma non solo: anche il controllo è indispensabile. Spesso vengono distribuiti dei sacchetti con la dicitura “biodegradabile” anche se in verità non lo sono.

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Cosa ne pensa l’autore

Antonio Sorice - Quanto emerso dalla stima realizzata congiuntamente dagli ex dirigenti della Apeca e dagli operatori dei mercati milanesi, non penso abbia sorpreso più di tanto. Dopo anni in cui vige il divieto di utilizzo dei sacchetti di plastica, i supermercati si sono immediatamente adeguati, mentre per non pochi commercianti sembra che il mondo si sia fermato al 2010. Come faceva giustamente notare l’esponente di Legambiente, è una questione su cui è necessario raggiungere una maggiore sensibilizzazione. Il grosso del problema è però l’aspetto economico. I sacchetti biologici sono più costosi, ma almeno non contribuiscono ad aumentare le enormi distese di plastica che soffocano l’ambiente e, in particolar modo, mari ed oceani.

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