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Centrali solari nella zona off limits di Chernobyl

Sono allo studio diversi progetti volti a costruire delle centrali solari nella zona off limits di Chernobyl. L’area, chiusa da oltre 30 anni, permetterebbe di produrre energia pulita, diminuendo la dipendenza ucraina dal gas russo.

Ambiente
Pubblicato il 17 gennaio 2017, alle ore 20:00

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Centrali solari nella zona off limits di Chernobyl
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Realizzare delle centrali solari nell’area off limits di Chernobyl. E’questa l’intenzione del governo ucraino, desideroso di poter sfruttare la zona di alienazione intorno alla centrale, ossia quella “terra morta”, chiusa a seguito del disastro nucleare del 26 aprile 1986.

Le centrali solari realizzate in quest’area permetterebbero di fornire energia pulita e rinnovabile al paese, riducendo la propria dipendenza dal gas russo.

Gli impianti solari verrebbero installati entro 30 km dalla centrale esplosa oltre 30 anni fa. Nei mesi scorsi lo stesso impianto di concezione sovietica è stato messo in sicurezza, attraverso un sarcofago capace di limitare la dispersione delle radiazioni.  

Per la costruzione dei nuovi impianti ad energia solare è partita una vera e propria gara tra 39 società, di cui 13 straniere. La corsa al solare è stata incentivata dal governo ucraino, la cui intenzione sarebbe quella di potersi servire di un territorio da decenni chiuso ed inutilizzabile ai fini agricoli ed industriali. I pannelli solari sarebbero una delle poche alternative confacenti alle caratteristiche dell’area oggetto del più grave incidente nucleare della storia. 

I pannelli oltre a non richiedere la presenza fissa di personale, potrebbero sfruttare una zona con buona esposizione al sole, e potrebbero essere collegati alla vecchia rete elettrica della centrale, ad oggi ancora funzionante. Il tutto permetterebbe di far fronte al proprio fabbisogno energetico, ad oggi fortemente dipendente dal gas fornito dal nemico russo. 

Il governo di Kiev sarebbe pronto a offrire notevoli incentivi, vedi lo sconto dell’85% sull’affitto dei terreni impiegati per la costruzione delle centrali “verdi”. Tra i progetti presentati, oltre a quelli proposti da società ucraine, sono arrivate offerte anche dalla Germania, Cina, Danimarca, Irlanda, Austria, Bulgaria e Bielorussia. C’è però da aggiungere che tutti i progetti considerati nel loro complesso, sarebbero in grado di generare 2 gigawatt di potenza elettrica, esattamente la metà di quella erogata dal reattore esploso.

L’ostacolo più grande da superare rimane però quello delle radiazioni; al momento sia il governo ucraino che le società che si sono proposte di realizzare le centrali solari non si sono espresse in merito.

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Cosa ne pensa l’autore

Antonio Sorice - Utilizzare le zone disabitate che si trovano nelle immediate vicinanze della centrale di Chernobyl come area per impiantare delle centrali solari, sembra essere un’idea azzeccata. In un solo colpo il governo ucraino potrebbe rivalutare delle zone interdette, sfruttandole per la produzione di energia solare. Con questa scelta si migliorerebbe anche la propria immagine di Paese attento all’ambiente, anche se la mossa sembra essere votata alle esigenze di riduzione delle importazioni di gas dalla Russia. I rapporti con il vicino russo sono da anni alquanto travagliati, e spesso il gas è stato tirato in ballo da entrambe le parti come strumento di pressione politica.

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