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Cascate di sangue al Polo Sud: risolto il mistero dopo 106 anni

106 anni fa, in Antartide, sono state scoperte delle cascate alquanto strane ed inquietanti, la loro acqua è rossa e, per questo motivo, sono state chiamate "Cascate di sangue" ma ancora non se ne conosceva la causa. Il mistero è stato svelato da pochi giorni.

Ambiente
Pubblicato il 27 aprile 2017, alle ore 18:37

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Cascate di sangue al Polo Sud: risolto il mistero dopo 106 anni
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L’uomo aveva da poco messo piede sull’Antartide per esplorarlo, era il 1911 e il geologo Griffit Taylor guidava la spedizione. All’improvviso, nello scenario totalmente bianco e accecante del Polo Sud avvistarono una macchia rossa: sembrava un’inquietante cascata di sangue che si riversava nel Lago Bonney, nelle Valli Secche di Murdo.

La squadra di ricercatori si mise subito in moto e, dopo aver recuperato e analizzato dei campioni d’acqua, scoprì che quell’acqua è salata e rossa grazie alla presenza massiccia di alghe.

Successivamente, altre analisi, smentirono la presenza delle alghe, dichiarando che l’acqua è ricca di ferro che, a contatto con l’aria, si ossida dando così all’acqua il colore della ruggine. Le ricerche, inoltre, portarono alla scoperta anche di particolari microbi che sono riusciti a sopravvivere ed evolversi in un ambiente ostile, ricco di ferro e zolfo, freddo, buio e senza ossigeno; il loro metabolismo produce il ferro presente in questa acqua.

Fin qui era tutto risolto ma il vero mistero era il perchè accadeva questo fenomeno: da dove proviene quest’acqua salmastra se il mare è lontano e non ci sono canali di comunicazione? E, se pure ci fosse un canale che collega il lago al mare, come fa l’acqua a non ghiacciarsi a una temperatura media annuale di 17 C° sotto zero?

All’epoca e negli anni successivi non si avevano strumentazioni sufficienti per poter indagare oltre. Ci sono voluti 106 anni per scoprire le ragioni di questo strano ed inquietante fenomeno che si svolge nel lago Bonney. Una squadra di ricercatori dell’Università dell’Alaska-Fairbanks e dell’Università del Colorado, armata di macchinari iper-tecnologici per mappare l’aria, ha svelato, finalmente, il mistero, pubblicando il risultato degli studi proprio in questi giorni.

Milioni di anni fa, l’acqua è stata intrappolata nei ghiacci della calotta polare venendo a creare la riserva idrica di Taylor che è posta a una profondità di 400 metri, percorre un labirinto di crepacci sotterranei ghiacciati prima di raggiungere la superficie e sgorgare nelle “Cascate di sangue”.

Ma in tutto questo percorso intricato come fa l’acqua a non ghiacciarsi?
Ci sono tre fattori che si incrociano per permettere questo fenomeno: l’acqua rilascia calore latente essendo “più calda” del ghiaccio, l’acqua salata congela a una temperatura inferiore rispetto all’acqua dolce e lo stesso vale per l’acqua ferrosa. Il mix di questi “poteri” dell’acqua le permette di non ghiacciarsi e raggiungere così la superficie allo stato liquido.

Questa scoperta è straordinaria in quanto ci mette difronte alla domanda che affligge da molto tempo l’uomo: se c’è vita sotto i ghiacci in un ambiente così ostile, potrebbe esserci vita anche sotto la superficie di altri pianeti che presentano le stesse condizioni?

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Cosa ne pensa l’autore

Rita Serretiello - Lo scenario dell'Antartide, composto da laghi, valli, crepacci e piane che sembrano avere nomi degni degli scenari del Signore degli Anelli, è da sempre spettacolare e misterioso e, di tanto in tanto, riusciamo a penetrare i suoi segreti. L'uomo è attratto da esso e da ciò che nasconde nelle sue viscere e sono tanti gli studiosi di molti Paesi che si contendono l'esplorazione della sua vasta area, che, oggi, con tutti i mezzi tecnologici più avanzanti, è certamente più facile da raggiungere ed indagare.

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